Lungimiranza di Benedetto con Anglicanorum Coetibus: “matrimonio” omo e lo sbriciolarsi della Chiesa d’Inghilterra


Non ringrazieremo mai abbastanza Papa Benedetto XVI per la sua lungimiranza – ben poco riconosciuta all’epoca – a proposito della scialuppa di salvataggio offerta agli anglicani che volevano traghettare verso la Chiesa di Roma. Con un documento di pochi numeri, l’Anglicanorum Coetibus, Papa Ratzinger forniva la cornice di riferimento in cui inquadrare i convertiti dalle comunità ecclesiali figlie delle scisma di Enrico VIII. Il motivo, nel lontano 2009, era visto in particolare nella crisi ecclesiologica dell’impossibilità per molti anglo-cattolici di accettare il ministero episcopale femminile, che di lì a poco doveva essere ammesso anche nella chiesa anglicana madre, quella inglese. Ma Benedetto sapeva che il declino della chiesa nazionale d’Inghilterra non riguardava solo il ministero sacerdotale. Una chiesa di stato, che è legata a doppio filo con uno stato completamente secolarizzato e con punte avanzate anticristiane, e che pure accetta questa condizione di subalternità (i vescovi sono approvati dal Primo Ministro!), non ha futuro perché non ha libertà e deve seguire gli alti e bassi dell’opinione e le svolte del sentimento della Nazione.
Oggi in Gran Bretagna entra in vigore la legge che permette a tutti, senza distinzione di sesso, di sposarsi con chi si preferisce: uomini con uomini, donne con donne o secondo il metodo misto (che – bontà loro – rimane consentito!). Potete ben capire come chi è già passato dagli anglicani alla Chiesa romana sia ben contento di averlo fatto, e molti altri – e prevedibile – seguiranno la strada di convergere sugli Ordinariati cattolici per ex-anglicani.
Un ennesimo grande dibattito si è infatti acceso nella chiesa Anglicana, che riassumo così: “Dobbiamo accettare questa ulteriore innovazione che contraddice ciò che fino a poco fa abbiamo creduto e professato?“. Ufficialmente il Governo ha previsto delle tutele per la chiesa che non si sente “ancora” in grado di celebrare all’altare matrimoni gay. Eppure tutti sanno che è un paravento temporaneo. 
Damian Thompson, commentatore religioso del The Telegraph, ha scritto un articolo molto interessante su come andranno le cose, a partire dal dissenso liberal già oltremodo diffuso a tutti i livelli della Chiesa d’Inghilterra. L’ha intitolato, in maniera eloquente:Il matrimonio omosessuale cambierà la Chiesa d’Inghilterra per sempre (Leggi qui in inglese)
Il vescovo di Buckingam – ci riporta il cronista – ha invitato i preti ad essere “creativi” e aggirare il divieto che “per ora” la Chiesa impone sui matrimoni di persone dello stesso sesso. Intendiamoci: oggi una benedizione e una cerimonia religiosa per l’unione non si nega a nessuno. L’unica cosa ancora “vietata” è chiamare questa cerimonia “matrimonio”!
Il buon vescovo dice che è “moralmente scandalosa” la posizione della sua chiesa. Io direi che è, almeno, una posizione ipocrita. 
Il punto è che fino ad oggi ci sono preti e perfino vescovi che convivono con i loro compagni (o compagne se sono presbitere….), ma da oggi siccome c’è il matrimonio dovrebbero sposarsi, e rendere così pubblica la loro scelta. Questo, evidentemente, è un problema per una chiesa e per dei preti che fanno una scelta in contraddizione con le linee delle loro Chiesa, la quale fa finta di non vedere e di non sentire: perché in realtà la Chiesa d’Inghilterra è oramai clinicamente morta. O meglio: “cristianamente morta”. Ognuno è perfettamente libero di credere e di fare ciò che vuole. L’imbarazzo dell’Arcivescovo di Canterbury è poi palpabile: è contrario al matrimonio gay per ufficio, ma favorevole a livello personale!
Cosa succederà nel prossimo futuro a questa “chiesa nazionale” data ormai in liquidazione? Vi traduco la parte finale del pezzo di Thompson:
Ecco la mia predizione: Da oggi, il clero pro-gay inizierà a forzare il “triplice lucchetto” di Cameron che impedisce alle parrocchie di tenere veri e propri matrimoni gay; e durante la prossima legislatura questo impedimento cesserà di esistere. Preti (e donne-prete) che desiderano sposare coppie dello stesso sesso, o invero sposare il proprio partner gay, semplicemente lo faranno. Le parrocchie degli Anglo-cattolici e quelle Evangelical che rifiutano l’idea non saranno costrette a tenere tali cerimonie, ma entrambe queste ali della Chiesa d’Inghilterra si stanno muovendo anch’esse in direzione liberale, sul lungo periodo il cambiamento demografico finirà il lavoro.
E’ poi difficile esagerare l’effetto di indebolimento che questa situazione avrà sulle strutture centrali della Chiesa. Le deliberazioni del Sinodo Generale saranno rese irrilevanti. La finzione della “Comunione Anglicana” sarà abbandonata. Le province conservatrici in Africa ripudieranno la Chiesa d’Inghilterra; l’azione disciplinare presa all’ultima Conferenza di Lambeth nei confronti della Chiesa episcopale statunitense a cui “tutto va bene” cesserà di avere un pur minimo significato.
Negli anni ’90, quando ho iniziato a fare il reporter di questioni anglicane, il matrimonio omosessuale era considerato un orrore non-negoziabile dalla maggior parte del clero e dei frequentatori della chiesa. L’infrangersi di quel consenso si è verificato assai prima di quanto anche i più ottimisti tra gli attivisti gay-cristiani consideravano possibile.
E se il centro non tiene più, ci si deve chiedere: qual è il prossimo tema aperto alla negoziazione? La fede nella vita eterna? La divinità di Gesù di Nazareth? Dopo ciò che succede oggi una cosa è scomodamente chiara: la Chiesa d’Inghilterra ha perso la forza – e perfino la propensione – di “segnare una linea nella sabbia” (cioè di definire i confini morali)
Forse quest’esperienza desolante di una chiesa che implode per voler correre dietro al mondo dovrebbe essere di monito anche in casa nostra, ricordando che il Vangelo non cambia e adattarlo ai tempi non significa che oggi è lecito quello che il Signore ha dichiarato peccaminoso. Questo vale in tutte le questioni, ma certo oggi ci vuole fede: senza credere alla Parola di Dio – visto lo squagliarsi di ogni razionalità condivisa nella società occidentale – niente tiene più e tutto diventa allegramente (e gaiamente) relativo.
Gli arcivescovi  inglesi di York e Canterbury.
Thompson commenta: “oggi come oggi il loro potere è in pezzi”

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TE AMO INFINITO

Con frecuencia, yo a ti te digo,
cuando en mis brazos te poseo,
que es profuso lo que te quiero,
y  que imperecedero te anhelo.

Tú cuerpo, colmado se turba,
indivisa la cara se ruboriza,
tú corazón inclusive acelera,
y hasta el pulso se perturba.

Cómo voy a desconocer,
lo mucho, que tú a mí adorar,
sí lo indico en muchos lances,
y cada ocasión te estremeces.

Tu cuerpo en el lecho dormido,
mis brazos le cercan completo,
lo investigan palmo a palmo,
y te vuelves a excitar de nuevo.

Nuestros cuerpos fundidos,
y por el regazo atrapados,
se agitan los dos abrazados,
impecable la dermis aprestas,
permanecer la tuya colmada,
al advertir por mí circundada,
trasfiriendo en nuestra mirada,
nobles deseos de arrebato y ternura.

Nuestros labios humedecidos,
se entremezclan entre besos,
por un sólo deseo fusionados,
permanecer en nuestro éxtasis.

Sustentando nuestras almas,
si transferimos al oído un susurro,
al expresar cuánto nos anhelamos,
forjamos nuestros cuerpos en uno.

Insólito tú cuerpo se azora,
al acortar nuestra distancia,
sólo un sueño nos distancia,
yacemos dos almas en una.

Por los poros de tu piel erizada,
todo tu cuerpo, a mí me habla,
que anhelando…cada caricia,
anhelas de besos ser inundada.

Los olvidos no llora tú cuerpo,
no rememora las distancias,
memoriza tímido los gemidos,
con clamores de éxtasis saturado.

De insólito surgen uniones,
ya se funden nuestras almas,
se quedan en esos instantes,
de aquellas alboradas.

Tu cuerpo en mis brazos está,
adormecido en ellos quieta,
perpetuando con querencia,
todo el amor y entrega.

Cuando se vuelve a recobrar,
me emplaza tu cuerpo y ansía,
ambiciona de nuevo embelesar,
volver de nuevo a ser deseada.

Tanto el contenido literario como los vídeos son propiedad
literaria y visual de su autor Francisco Pelufo Martínez,
alias Kokoro y están protegidos por © Copyright.

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NO TE EQUIVOCAS DE ESPACIO


Este es el lugar que buscas con un giro de 180º


Queridos lectores, todo en esta vida tiene una medida o ciclo de tiempo, aguante, paciencia, o lo que es lo mismo un principio y un fin, pero también puede tratarse de un cambio de rumbo. En esta ocasión se trata de un cambio de rumbo, dando un giro a esta nave de 180º y publicando temas totalmente diferentes a los hasta la fecha publicados, espero y deseo que este cambio sea de vuestro agrado y cuente con vuestro apoyo.

No te has equivocados de Blog, este es el que has estado entrando durante años tantas veces a leerme y te doy las gracias por la confianza que has depositado en mí, ya que este ERA hasta hace unos días La Verdad de la Política como indica en la imagen de cabecera. Pero asqueado del panorama nacional de este país, de  la tantas veces mal llamada DEMOCRACIA, ya que la verdadera democracia nunca la hemos conocido en España y aún así, hoy en día, no hay ningún país en el cual se respeten los verdaderos valores democráticos, que han sido usurpados por los sistemas políticos, de comunicación y financieros, atendiendo a sus verdaderos intereses de manipulación de todas las masas sociales. Basta dar una mirada al mundo entero y ver bajo que poder o poderes se rige, sólo el capitalismo, los valores humanos y sociales han sido segados en su totalidad y funciona todo bajo la Ley del poder.

Basta ver la patética situación de España, convertida en la ramera de una Monarquía y de unos partidos políticos corruptos, no se sale de ese patrón nadie, ya que desde la corona, hasta la maquinaria partidista viven el día a día, moviendo las alfombras para ver quién de todos tiene más mierda bajo ellas, para de este modo lograr darse un poco más de vida en el poder. Nuestro sistema ha estallado en la vorágine del escándalo y la corrupción, no se trata de ser pesimistas, sino más bien ser realistas, darse cuenta que estamos atados y anclados en un mal paraíso, el de los miserables.

El paraíso de los miserables

El cual define a la perfección Federico Quevedo en su artículo “El paraíso de los miserables”, para mí uno de los mejores articulistas políticos y al cual guardando las debidas distancias profesionales me parezco en muchas actitudes en el momento de escribir, como es el decir siempre la verdad, no estar bajo las órdenes de ningún pesebre político, no tener pelos en la lengua a la hora de redactar un artículo, o utilizar la palabra adecuada de nuestra lengua para cada momento de ese artículo, por ejemplo decir que “este país es una mierda”, como dice en el artículo que indico y del que comparto hasta la última coma, dándole toda la razón en su crónica. Hace de esto ya muchos años, a la hora de desayunar te tomabas tú café con leche acompañado con una tostada o con algo de bollería, hoy en día, desayunamos con muy mala leche, no hay para el café y la tostada o los bollos se cambian por ir acompañamos de un nuevo corrupto político, nacido y mal parido dentro de nuestra piel de toro.

Pues bien, harto ya de estar harto, que cada uno saque sus posaderos del fuego como pueda, que yo no escribo una letra más sobre política, este espacio de mi Bitácora a partir de la fecha y mientras un servidor pueda seguir escribiendo, lo voy a utilizar como segunda plataforma, para presentar mis poemas, mis vídeos y los libros que vaya publicando. Si bien hasta la fecha sólo es uno  el que tengo publicado “Una vida y un amor”, libro del que en estos momentos ya se está imprimiendo la segundo edición, bastante cambiada en calidad y presentación con referencia a la primera y ampliada con frases de mi autoría. Esta edición será presentada en Valencia durante el mes de marzo y si tengo posibilidad la presentaré en otros puntos de España, todo depende si tengo ofertas para poder presentar la obra sin coste alguno, ya que de la venta de los libros no se vive, la cultura en España sólo se subvenciona a los clanes y los autores que no somos conocidos, ni reconocidos como aquellos tontos del haba que publican sus biografías para sacudir sus miserias o contar su paso por la cárcel después de cumplir condena por sus fechorías, nosotros tenemos que correr con todos los gastos, incluyendo la distribución y venta de nuestros trabajos, los cuales en su mayoría distan mucho en la calidad de los trabajos, frente a esos, que por ser de personajes de moda se venden, pero no por su contenido que en muchas ocasiones dan nauseas.

Ya aprovecho para anunciar que tengo en fase de preparación dos nuevos libros, “Poemas desde el alma” y “Tal vez sea el amor”, libros que en el momento me sea posible económicamente publicar, lo haré, porque en este país como ya he dicho, todos aquellos que no tenemos un mecenas o un editor que esté dispuesto a publicar tus obras, antes que publicar una bazofia de un personaje conocido a ser posible de la “Tele-Basura” aunque esta no valga una puñetera mierda, si los deseamos publicar tiene que ser poniendo el dinero de nuestro bolsillo. Así funciona España y no hay que echarse las manos a la cabeza, cuando vemos que muchas personas ilustres se largan a otros países, para aparte de aportar su sabiduría, su ciencia, o su tecnología al país de destino, tener para un plato de lentejas que poder poner en su boca, ya que hasta la fecha de la sabiduría y cosas de la inteligencia no se alimenta nadie, se alimenta con lo que le pagan por aportar toda su inteligencia.

Hechas ya las oportunas aclaraciones del por qué este cambio de rumbo, la ya muy vieja, antigua y proscrita  “La Verdad de la Política” pasa a mejor vida, porque está visto, leído y demasiado comprobado, que en la política y muy en especial en los políticos NO HAY UNA SOLA VERDAD, pero el cambio solo atañe al nombre del Blog, ya que la URL de dirección para la entrada sigue siendo la misma http://esveritate-laverdad.blogspot.com.es/, todas las antiguas entradas de momento van a permanecer en borradores y aunque al pie de las nuevas aparezcan no podrán ser vistas, es posible que dentro de un tiempo vea la forma de que estas puedan ser vistas y leídas, pero separado de todo lo actual

Por supuesto el contenido también será muy diferente, al otro lado de la pantalla seguiré estando yo, él desde ya hace años conocido Esveritate o Kokoro, que son una misma persona con el nombre de Francisco Pelufo Martínez, mi verdadero nombre con el que hace ya meses decidí publicar, sin tener miedo a las amenazas que pesan sobre mi cabeza, -siendo alguna de ellas muy graves- pero que para todos aquellos que no conocen mi otra Bitácora ALMA EN POESÍA, os mostraré a mi otro yo, no mi otra cara ya que solo tengo una, pero sí me vais a conocer a mí, al hombre que soy, sin dureza a la hora de escribir, vais a conocer otra más de las muchas facetas que tengo en esta vida, observaréis que el corazón que escribe aún siendo el mío no es el que parece o el que he pretendido presentar con la dureza de mis artículos, os voy a mostrar mi lado sensible, os abriré mi corazón, mi alma, serán las letras que transmite un corazón abierto y dispuesto a descubrir sus mismas entrañas, las de un hombre que le habla a la mujer, al amor, al amigo y por qué no, a la misma sociedad, a esa sociedad que está enferma, deshumanizada, desnaturalizada y demasiado hambrienta de lo material y mundano, siendo todo esto y unido a la falta de cultura que le han robado al pueblo español, la causa de esa grave enfermedad que ya está más que diagnosticada, pero que como cualquier enfermedad y enfermo, necesita un buen Doctor y un tratamiento adecuado, que además de ser barato, es  un medicamento que no se vende en las Farmacias, se debe adquirir en el mismo seno familiar, en la sociedad, en el trabajo y ser trasladado a las aulas de las escuelas con mucha urgencia, el nombre de la fórmula se llama AMOR; amor al prójimo, a los seres queridos, a las amistades, a los animales, a la naturaleza, a todo aquello que te rodea y que sin ningún tributo, está permitiendo que todos podamos vivir.
Espero que sea de vuestro gusto todo lo que aquí voy a plasmar, bien sea en letra, voz o imagen y también ambas irán en muchas ocasiones juntas. En unos días y para dar un tiempo prudencial y que todos lean estas palabras saldrá la primera publicación y a partir de ese día con un intervalo inferior a la semana saldrá una nueva publicación y diferente en cada uno de mis Blogs. 

Hoy nace DEL CORAZÓN A LA MENTE
Y nace con mucha fuerza y cantidad de proyectos a poner en práctica, con muchas ganas de tener entre los lectores, como mínimo la misma acogida y éxito que ALMA EN POESÍA y si puede ser ¿por qué no? MÁS. Si todavía no eres seguidor mío en cualquiera de los dos Blogs o en las Redes Sociales donde estoy presente, te invito a que lo seas, en la barra lateral tienes todos los enlaces para mayor facilidad. También he incorporado en esa misma barra, diversos elementos para poder facilitar el acceso a todos los lectores, puedes ver cual de todos se adapta mejor a tus medios.

Os dejo un vídeo presentación de mi libro UNA VIDA Y UN AMOR, en el que expongo los títulos de los poemas que lo componen y que va acompañado de la música alegre que requiere la ocasión. Malagueña salerosa.

Un saludo de Esveritate – Kokoro,
Francisco Pelufo Martínez 


Si todavía no tienes mi libro, lo puedes conseguir dirigiéndote a las Editoriales que indico. Y si lo deseas con una dedicatoria personal, me lo puedes pedir a mí y lo recibirás en tu domicilio por 13 euros, gastos de envío incluidos en España.









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¿Dijo usted austeridad? Psicopatalogía de la (ir)racionalidad económica, nuevo libro de Jordi Pigem

¿Quién no ha sospechado alguna vez que la economía que hoy impera es una locura? Se rescatan bancos con grandes sumas de dinero público, mientras se recortan servicios de interés general. Se da prioridad a los intereses financieros por delante del bien común. Todo ello, se nos dice, está avalado por la “racionalidad económica”, que el autor califica de “inhumana”. En el mundo de la economía, “racionalizar” significa “recortar”. Pero ¿qué hay de racional en valorar el dinero más que las personas?

Es como si la mirada tecnocrática, limitada por anteojeras como las que llevan los caballos, sólo viera cifras y abstracciones que tiene enfrente, y no la realidad viva que pisa con sus herraduras y el sufrimiento que genera.

Hay sin embargo, otra posibilidad, más inquietante y más certera. ¿Y si en el núcleo del pensamiento económico convencional hay un trastorno de la percepción y del entendimiento? ¿Una verdadera psicopatología, hábilmente disfrazada de racionalidad?. Pocas cosas son hoy más urgentes que su diagnóstico y su remedio.

Jordi comienza el libro con un capítulo titulado “Lo áspero y lo fructífero” que nos dice que “la palabra austeridad es una palabra de mal gusto, como revela su etimología. En latín clásico austeritas significa “aspereza”. Este término a su vez viene del griego clásico austeros (áspero, seco, amargo, rígido, rudo, severo), que aludía principalmente al mal gusto: se aplicaba por ejemplo a la mala uva, que provoca una desagradable sensación en la lengua. Muy de mal gusto es el hecho de que quienes imponen la austeridad económica no sepan lo que es padecerla”.

En cuanto al tacto, “la sensación de aspereza se produce cuando una parte sensible de nuestro cuerpo roza contra una superficie llena de desigualdades. Los planes de austeridad económica, en la medida que exacerban las desigualdades, generan aspereza”.

Sin embargo “frugalidad es la esencia de todo lo agradable, sano y bueno. En latín frugalis (“frugal, moderado”) deriva de fux (fruta), y está por tanto emparentado con todo lo que da fruto, lo que no es infructuoso sino fructífero, lo que nos hace disfrutar (de exfructuare: arrancar la fruta de un árbol).”

“Se decía en la Grecia clásica que lo bello, lo sano y lo bueno tienen a ir juntos. La fruta, que es bella y sana (hasta hace poco era siempre ecológica y a menudo gratuita y de libre acceso), es un modelo de lo sencillo y bueno en todos los sentidos. En latín la fruta y la frugalidad implican honestidad:  frugem facere (obrar honestamente), homo frugi (hombre honesto), bonae frugi esse (ser hombre de bien). Fructífera es la existencia de quien sabe estar satisfecho con lo que la vida le ofrece.”

Pigem analiza en el libro la “incierta ciencia económica” y  compara el síndrome de negligencia, en el que un paciente no es consciente de la parte izquierda de su cuerpo, con las diferentes negligencias del pensamiento tecnocrático neoclásico, que ignora lo que tiene delante.

Para el autor, los principales síntomas de negligencia del pensamiento económico actual surgen de la inconsciencia de los tecnócratas respecto a las desigualdades sociales y hacia los límites ecológicos y geológicos del planeta creadas por una disciplina que, aunque se basa en la abstracción económica y la racionalidad, contiene un alto grado de irracionalidad.

Según el autor, las negligencias de los tecnócratas responden a que el pensamiento económico que
impera en la actualidad sufre la patología del “racionalismo malsano”, que se basa en “el exceso de
racionalidad y la pérdida de la sensibilidad que nos vincula a los demás y al mundo”, síntomas
compartidos con los pacientes esquizofrénicos.

Pese a la gravedad del diagnóstico, Pigem abre una puerta a la esperanza, ya que, para él, “las negligencias del pensamiento económico convencional están desde hace tiempo empezando a ser superadas por los economistas” y aunque éste es un “sistema que corre hacia el suicidio, una nueva
realidad está naciendo poco a poco”. Porque, al fin y al cabo, según el autor, ” alternativas hay muchas, como las que proponen cada semana cientos de personas (incluídos, por supuesto, muchos economistas) con la cabeza clara y el corazón limpio”.

“Lejos de la áspera austeridad, y tras las estructuras obsoletas de un sistema que corre hacia el suicidio, una nueva realidad, lentamente, va naciendo. Una nueva realidad donde podremos disfrutar y fructíficar desde la abundancia frugal que a cada momento nos regala el mundo”.

El libro termina con agradecimientos, entre otros a “todos los que nacen en el siglo XXI, que algún día viviran en un mundo más lleno de sentido. Y a tí, que habrás contribuido a hacerlo posible”.

Libro ¿Dijo usted austeridad? Psicopatología de la (ir)racionalidad económica. 
Autor; Jordi Pigem. 
Editorial Proteus. Colección Repensar –32 pàg. – 4.99€. 

Jordi Pigem es, además de amigo y coautor del libro Espiritualidad y Política, pensador interdisciplinar especializado en cuestiones contemporáneas. Doctor en Filosofía por la Universidad de Barcelona, fue profesor del Master in Holistic Science del Schumacher College (Inglaterra). Entre sus libros destacan GPS: Global Personal Social (Kairós, 2011), La odisea de Occidente (Kairós, 1994), y Buena crisis: Hacia un mundo posmaterialista (Kairós, 2009), obra “de lectura imprescindible para quienquiera que se interese por el futuro de la humanidad” según Fritjof Capra, en la que ya señalaba muchas de las contradicciones de la economía actual.

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Políticos y reinados: ¿de profesión o de vocación?, por Salvador Harguindey

Si algo de positivo ha traído la crisis actual es que ha obligado a la sociedad a abrir los ojos y darse cuenta de la mediocridad e incapacidad que domina a la clase política para resolver los problemas más acuciantes. Además de que han sido los políticos, con la inestimable ayuda de la banca, los responsables directos de originarlos. También es sabido que los grandes problemas nunca pueden ser resueltos al mismo nivel de pensamiento con el que se crearon. Así, El País publicó hace tiempo un artículo en el cual se cuestionaba la necesidad de la existencia de la figura del político profesional, ese individuo que se gana la vida, y demasiado bien por cierto, de su actividad. Nada parece haber cambiado desde que Einstein dijese que el destino de las naciones no debe dejarse inevitablemente en manos de los irresponsables dueños del poder político, añadiendo al efecto que en lo que se refiere a intelecto y moralidad no puede considerárseles una representación del sector más avanzado.

En un mundo tecnológico en que el único y poderosísimo dios que sobrevive para dictar los destinos de la humanidad es el dinero, el rampante narcisismo queda como el último bastión de la personalidad para evitar su astillamiento y desmoronamiento final (Wilber). Lo más sabio entonces sería que las personas que representen a sus sociedades fuesen aquellas que estén de vuelta de las ambiciones que mayormente ansía el hombre moderno: dinero, fama, poder y egocentrismo, seres autorrealizados cuyos valores y evolución personal ya han ascendido a un estadio superior de conciencia, una integradora, compasiva, generosa y empática, desde la cual la vocación de ser útil destrone toda intención y ambición de autoservilismo, muchas veces disimulado bajo la tantas veces hipócrita bandera de cualquier ideología dualista, sea de derechas o de izquierdas. Por ello, en estos momentos, en vez de esa seudoreligión de la política profesional, lo que la sociedad necesita son políticos que sientan una llamada vocacional hacia una política integral y ambidextra que además consiga enterrar para siempre esa trasnochada rémora psicosocial de “las dos Españas”, relegando al olvido toda división confrontadora derechas-izquierdas, que tan poco, si algo, significa ya.

También parece fundamental no dar otra oportunidad a que se repitan algunos archiconocidos errores, como los que recientemente hicieron ministros y ministras a seres ineducados, bastos, incultos y con una más que deficiente preparación intelectual, cultural y moral, pero tampoco a seres con consciencias narcisistas, egocéntricas, pedantes y megalomaníacas, de lo que presunta y presuntuosamente hace gala habitualmente algún ex-presidente del gobierno. Desde la vorágine de la crisis no queda otro remedio que preguntarse: ¿cómo se atreven esos parlamentarios a reír en público ni una sola vez? ¿No nos están diciendo claramente sus continuas actitudes que es hora de dar paso a las mejores y más serias personas entre aquellas cuyas trayectorias individuales hayan demostrado todo lo que tenían que demostrar en sus respectivos campos y vidas, sean quienes sean y vengan de donde vengan? Unos pocos que no necesiten ni más dinero ni fama ni poder ni inflar más sus egos. Únicamente a modo de ejemplo, uno se imagina con alegría y esperanza un presidente con un nivel de conciencia como la del recientemente fallecido Václav Havel, un ministro de sanidad tipo Valentín Fuster, alguien en economía del calibre creativo de un Florentino Pérez o un rejuvenecido Jose Luis Sampedro, un ministerio de cultura perteneciente a esa nueva culturización superior de un Salvador Pániker o un Ken Wilber a la española, alguien en educación o exteriores tipo Mayor Zaragoza, en deportes de la categoría personal de un Rafa Nadal o un Del Bosque, etc. Eso si dicho tipo de de personas aceptase, lo cual es muy dudoso.

Vivimos en un mundo lleno de conflictos y paradojas aparentemente insolubles, donde, y porque, la superficialidad y la estupidez imperan. Decía Ortega que los conflictos y la violencia provienen de mezclar diferentes estadios de conciencia, lo que hoy se observa en todas las facetas de la vida, desde en las relaciones personales y sociales a la familia y la política. Los más evolucionados, aquellos cuyas intenciones y valores les permiten moverse por encima de todo interés personal y egoísta, y cuyas motivaciones están a nivel de la empatía, la generosidad, la inteligencia, la sabiduría y la compasión universal, y esta última no sólo por los semejantes, sino por todos los seres vivos, al poder. Seguro que además irían de la mano de un Leonardo da Vinci cuando dice que un día los seres humanos se darán cuenta de que torturar y matar a un animal y hacerlo con un hombre es exactamente lo mismo, y de la de Gandhi cuando enseña que a una sociedad se la conoce por la forma en la que trata a sus animales. Suena paradójico también, así como incongruente y de difícil mezcla, que un rey disfrute de la caza mayor, cuando no de esa barbarie cuyas leyes no escritas representan la crueldad más inimaginable como son las monterías, mientras que su reina defiende amorosamente diversas sociedades protectoras de animales. Y es que en general es la superación de estas escandalosas rupturas psicoespirituales, bloqueos y conflictos evolutivos lo que impide el tan necesario y anunciado cambio. No es tan importante que un rey se vaya a cazar a Bostwana o a la Conchinchina como lo sería el que diese ejemplo de plena humanidad y compasión, y si no exigirle aquello de que “nobleza obliga”. No se entiende que ningún espíritu humano elevado sea capaz de disfrutar practicando una sanguinaria caza mayor, e incluso defender la innegable crueldad de las corridas de toros, como un Vargas Llosa o un Sánchez Dragó, esa alternativa moderna a los primitivos y sedientos de sangre espectadores del circo romano. Mucho mejor sería seguir los sabios consejos dirigidos a estimular la elevación espiritual, sabiduría e indiscriminada bondad de los reyes de todos los tiempos según enseña el libro “Wen Tzu” (Editorial Edaf). Nunca es tarde para casi nada, salvo para algunas situaciones críticas para las que mañana es siempre demasiado tarde. En resumen: la naturaleza del problema es de evolución, de ascenso, personal y social, no de revolución. Mientras tanto, la sociedad, y el mundo entero, seguirán teniendo lo que la sociedad y el mundo merecen.
 

Salvador Harguindey es amigo, médico oncólogo, escritor y miembro de la Sociedad Española de Piscología Transpersonal. 

Enlace a su blog personal
Artículo publicado originalmente el 19 de Junio en el periódico El Correo, edición nacional y el Diario Vasco.

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